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Chiesa della Santissima Trinità (Sec. XI)

a cura di Giovanni Uglietti

La chiesa sorge poco lontano da Momo lungo l'antico tracciato della via "Francisca" che da Novara, attraverso Borgomanero e il lago d'Orta, portava ai valichi alpini dell'Ossola, importante percorso dei pellegrini che si recavano in vista alla Sede di Pietro.
In epoca medievale era una semplice cappella "de susta" per i viandanti: probabilmente con un impianto rettangolare di due campate e abside, come fanno supporre le fondazioni databili alla seconda metà del XI secolo.
In seguito, XII - XIII secolo, la cappella fu ricostruita quasi totalmente, prolungata verso ovest per ottenere tre campate, e trasformata così in "ecclesia".
Il tessuto murario superstite è univorme e caratterizzato da ciottoli di fiume disposti a spina di pesce ed intervallati da corsi di mattoni.
Una terza fase, a metà quattrocento, vide: la sostituzione alle capriate di due archi a sesto acuto poggianti su semipilastri, che sostengono lo sforzo grazie a contrafforti esterni in laterizi; il ridisegno della facciata a capanna con un'ampia apertura a tutto sesto, chiusa da cancellata lignea; il prolungamento dei muri laterali che permise la creazione di un vestibolo, cui si accedeva da sud, dove trovavano riparo pellegrini e viandanti.
Il cinquecento e il seicento lasciarono numerose testimonianze: il restauro della torre campanaria, sotto la quale fu ricavata la sagrestia; la costruzione della cappella aperta della Madonna del presepe, verso est, proprio dietro all'abside; la copertura a tavelle del tetto; la chiusura del vestibolo che divenne quarta campata della chiesa; la sistemazione della facciata con l'apertura della porta d'ingresso e di due finestre "ad orandum", davanti alle quali fu edificato un portichetto.
Fin dai primi anni del seicento, per oltre due secoli, nelle quattro camere, due inferiori e due superiori, costruite sul lato nord della chiesa, abitò un eremita, che custodiva e che viveva di elemosine e del raccolto del giardino e del frutteto, da egli stesso coltivati vicino al romitorio. Un pozzo forniva l'acqua necessaria per dissetarsi e bagnare le piante.


La chiesa oggi

La chiesa, situata sul lato sinistro della strada regionale n.229, ad un chilometro e mezzo a nord dell'abitato di Momo, si presenta con impianto rettangolare a navata unica, monoabsidata, orientata, scandita in quattro campate, di cui la prima, sopraelevata, costituisce il presbiterio.
L'abside è coperta da un catino in muratura mentre il resto dell'edificio ha il tetto tavellato e coperto da coppi, retto da strutture lignee che poggiano su quattro archi, due a sesto acuto e due a tutto sesto.
La facciata è a capanna, preceduta da un porticato sostenuto da due pilastri.


I restauri

I restauri iniziarono nel 1982 con il consolidamento statico, rifacimento del tetto, drenaggio delle acque meteoriche, sottomurazioni. L'operazione più delicata fu il restauro degli affreschi, compiuto fra il 1995 e il 1999.
La comunità di Momo ha sempre seguito, in questi anni, con grande attenzione, le operazioni di restauro, prestando la sua opera morale e materiale, soprattutto grazie all'intervento di un gruppo di volontari che si sono prodigati in numerose occasioni e che oggi sono impegnati nei lavori di sistemazione della casa dell'eremita e del vicino edificio.


La dedicazione

La devozione verso la Santissima Trinità, diffusa già nel VII secolo, trova forse la spiegazione della sua presenza a Momo dalla vicinanza del cenobio benedettino di Fontaneto d'Agogna, fondato agli inizi del X secolo dal visconte Gariardo, e del monastero femminile cluniacense di Cavaglio Mediano (Cavaglietto), già documentato nel 1093.
Il luogo era comunque sacro fin dall'epoca celtica, come dimostra il rinvenimento di urne durante i lavori di rifacimento del pavimento.


I cicli affrescati

L'esterno è caratterizzato, sulla parte sud, da sette affreschi devozionali, di cui due purtroppo perduti, databili fra l'ultimo quarto del XV secolo e il primo quarto del seguente. Le immagini sono di grandi dimensioni onde suscitare emozione nel viandante e raffigurano: San Grato benedicente, protettore contro il maltempo, Santo Antonio Abate, San Giulio, la Pietà, San Cristoforo.
Nel 1512, come fa fede la data affrescata, l'interno della chiesa fu oggetto di un vasto ed articolato intervento decorativo, ad opera dei fratelli Sperindio e Francesco Cagnola: si tratta certamente di un esempio unico nel Novarese per unitarietà e qualità.
Non è dato sapere fino ad oggi se la committenza fu sostenuta dalle oblazioni dei fedeli o rispondeva invece ad un intervento laico - nobiliare dei Cattaneo da Momo o dei De Casate, importanti famiglie presenti a Momo all'epoca; non si esclude la partecipazione dei frati predicatori Minori dell'Osservanza nell'impostazione dei temi trattati.
Fedele all'affermazione di papa Gregorio Magno che "l'immagine è la scrittura degli illetterati" (Epistolae, PL 77, 949(, il ciclo è "biblia pauperum" (bibbia dei poveri) e diviene, attraverso la vivacità e l'efficacia delle immagini, e la suggestione che esse sanno creare, "muta predicatio" (muta predicazione), allora come oggi.
La storia della salvezza sviluppata in questo "itinerario di fede" inizia nell'abside, dove è affrescata nel catino la Trinità di misericordia, all'interno della mandorla dai colori dell'arcobaleno, sorretta da cinque angeli, mentre ai lati vi sono altri due angeli musicanti con luito e viola.
Al di sotto vi sono gli Apostoli, che hanno testimoniato ed imitato Cristo, mediatori della fede, con gli strumenti del martirio o gli attributi che li distinguono. Le Sette Opere di misericordia nella fascia sottostante sono l'"imitato Cristi" (l'imitazione di Cristo), costituiscono cioè gli "exempla", dei modelli di comportamento perchè il vangelo non va solo creduto ma testimoniato con la vita.
Lungo le pareti si sviluppano le Storie dell'infanzia e della Passione di Cristo con attenzione anche a particolari tratti dai vangeli aposcrifi (cioè non riconosciuti dalla chiesa), seguendo la tendenza della pietà popolare quattrocentesca che avendo rivalutato l'umanità di Cristo.
Francesco Cagnola sviluppa questo tempa in trentasette riquadri, incorniciati da fasce bianche o rosse: tredici Storie dell'infanzia, ventitrè Storie della passione ed infine il Peccato originale. Tra queste spicca l'Annunciazione dipinta sull'arco trionfale. Le Storie costituiscono modelli da imitare e misteri da meditare nel percorso del cristiano verso la salvezza, decretata da Cristo Giudice nel Giudizio Universale.
Quest'ultimo è realizzato in cinque riquadri: Giudizio, Limbo dei bambini, Limbo dei padri, Purgatorio (tutti nell'antica controfacciata) e Inferno (sulla parete nord). Il Cristo Giudice della controfacciata, accanto alla Vergine e a San Giovanni Battista, che si incontra al termine del rito, dopo la preghiera comunitaria, richiama il rendiconto dell'uomo al termine del suo itinerario terreno.
I Santi che popolano gli archi, sono testimoni della fede oltre ad essere ausiliatori e taumaturghi (cioè guaritori e operatori di miracoli), e a loro si affidava la popolazione di Momo nel momento del bisogno.
La Madonna è protagonista privilegiata del mistero della salvezza, è mediatrive di grazie: l'antico vestibolo per questo le è quasi completamente delicato.
La Trinità raffigurata nell'abside è punto di partenza e di arrivo di tutta la storia sacra narrata sulle pareti, come lo è per la storia del genere umano. Da qui l'osservatore inizia il suo cammino di fede attraverso il recupero della memoria degli eventi sacri, passando dalle storie dell'infanzia a quella della vita pubblica di Cristo, per proseguire nella visione delle scene della passione e della morte, punto culmine della meditazione, e giungere preparato al giudizio finale.
Ecco allora che il muto discorso proposto dalle più di duecento immagini che compongono questo ciclo unico, fatto di gesti e sguardi eloquenti, di volti - ritratti semplici e popolari nei quali l'uomo comune si riconosce, riesce a suscitare emozioni e pietà, a far riflettere, ad essere ancora oggi "itinerario di fede".


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005








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