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Castrum vetus

a cura di Giovanni Uglietti

Chi giunge sulla piazza Libertà di Momo non ha certo la sensazione di trovarsi nell'area del "castrum vetus", una notevole realtà del passato che occupava una superficie fortificata di circa 11000 metri quadrati, più il fossato e l'area di sicurezza.
Oltre un millennio di storia, spesso devastante, consente comunque il riapparire, in tutta la loro imponenza, degli elementi essenziali. Proprio nell'angolo nord - ovest della piazza è ben visibile, nei pressi della fontanella, il muro della cortina difensiva del lato nord, simile ai resti del lato sud, visibile solo da un cortile privato.
Si tratta di murature compatte in ciottoli d'Agogna legati con resistententissima malta, completati con paramento esterno a spina di pesce. La loro larghezza alla base è di 1,6 mt. circa con scarpa esterna, mentre l'altezza è di circa 6 mt. Queste mura cingevano il castello per una lunghezza di circa 450 mt.
Una fortificazione così estesa, comprendente anche la chiesa di "Santa Maria in castrum", poi trasformata nell'attuale chiesa Parrocchiale, era certo espressione di un centro di potere assai forte e ramificato sul territorio, come confermano i documenti artistici.
Ed è in un rogito del 1 dicembre 1087 che compare la prima esplicita menzione del castello. Si tratta di una promessa di matrimonio con scambio di dote, rogata all'Isola di San Giulio, fra la giovane Gisla, "onesta femina" e Adamo da Momo, "vivente secondo la legge longobarda", il quale, come "Morgencap" o dono del mattino, promette alla futura sposa un quarto dei suoi beni fra cui una "caneva" posta nel castello.
La presenza della "caneva", una specie di magazzino generale per tutta la comunità, è considerata un fatto singolare per i castelli piemontesi tanto da fare ipotizzare per Momo una vera e propria cittadella fortificata.
Fra le sue mura, negli anni 1132 - 1133, per circa sei mesi, venne ospitato l'imperatore Lotario III e, quasi a conferma della sua importanza, nel 1154 Federico Barbarossa la assediò e distrusse insieme alla "villa". Compatibilmente con le ricorrenti crisi del tempo, la fortezza fu ricostruita con nuovi criteri ma nuovamente distrutta durante la guerra del 1357 - 58 fra i Visconti e il Marchese del Monferrato.
Anche in seguito testimoniò le vicende dei maggiori proprietari, i Cattaneo da Momo, venendo sempre indicato come "castrum vetus".
Nuove vicende storiche e familiari dei "domini" imposero adattamenti alla struttura e mutazioni di proprietà, tanto da vedere presenti importanti casati quali i Barbavara, i Della Porta, i Tornielli, i Visconti di Fontaneto, i Pescatori, i Boniperti, i Caccia e gli Avogadro.
Questa importante realtà storica e urbanistica si può leggere tuttora nelle sue mutazioni, percorrendo le attuali via Visconti a nord della piazza, via Silva a ovest della chiesa, via Binaghi a sud e via Garbarini a est, dove si vedono ancora i resti del portone ad arco con lo stemma araldino dei Cattaneo di Momo, riconoscibile per le tre conghiglie.
Questo percorso anulare che generò la "villa" attigua è esattamente lo stesso del fossato che delimitava il "castrum".


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005






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