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I monasteri del borgo

a cura di Giovanni Uglietti

A ponente della chiesa Parrocchiale e del "castrum vetus" vi è un complesso di edifici e terreni contornato da un muraglione alto fino a 4,5 mt. che recinge un'area di oltre 18000 metri quadrati. La presenza di una chiesa e di altri elementi architettonici lasciano subito intuire, anche dall'esterno, che si tratti di un complesso monastico.
In realtà, qui, lungo l'antica via "Settimia", è riccamente documentata la presenza, per secoli, di ben due monasteri attigui. Il più antico, posto a nord del complesso, dove si trova anche il mulino "de caminata", era intitolato a Santa Maria Maddalena dell'Ordine "delle Umiliate di San Benedetto" o "monache bianche", già menzionato in un atto del 3 aprile 1292.
L'ingresso carraio corrispondeva all'attuale numero civico 8 della via, fino al 1945 denominata via Monastero.
Fra il 1314 e il 1315, nell'area a sud di detto monastero, dall'attuale numero civico 16, vi si stabilirono anche le Umiliate provenienti da Agnellengo, dando vita ad un secondo monastero intitolato a San Bartolomeo.
La notevole documentazione pervenutaci, riordinata dal Frasconi e poi smembrata in vari archivi, è stata solo in piccola parte studiata da Bonelli e Vittani nell'ormai lontano 1913.
I due monasteri ebbero un ruolo importante nella vita dei paesi vicini. Grazie alla presenza in essi di monache provenienti da famiglie benestanti, il patrimonio agrario superava le 1500 pertiche milanesi, tali da garantire notevoli redditi e servizi. Gli stessi monasteri ebbero vita indipendente fino al 30 luglio 1543 quando le monache di Santa Maria Maddalena si trasferirono a Novara.
La crescita del monastero di San Bartolomeo e il pasaggio all'Ordine Agostiniano dello stesso, suscitò evidenti problemi tanto da provocare, il 22 marzo 1545, una bolla di scomunica di papa Paolo III contro "gli usurpatori dei beni mobili ed immobili di San Bartolomeo di Momo." Gli edifici attuali sono chiaramente frutto di varie ristrutturazioni e ampliamenti ancora leggibili anche sulle murature esterne, con presenze di brecciature, tamponamenti, fregi e resti pittorici assai significativi.
Interventi importanti si ebbero già nel 1562 mentre la muraglia di recinzione è attestata in un documento del 25 gennaio 1604. L'attuale assetto del complesso fu realizzato dal 1634 al 1627 su progetto dell'architetto Francesco Solina, il quale intervenne radicalmente sulle strutture.
Creò un nuovo chiostro con alte colonne in serizzo, con lati di metri 15x19 circa, in parte ancora visibile all'interno del civico numero 16, e raggiungendo una manica a colonnato di circa 25 metri, sul lato ovest della corte rustica, all'attuale numero civico 20.
Anche la chiesa di San Bartolomeo, già ristrutturata nel 1617, venne nuovamente modificata e in essa, dopo le riserve del vescovo bascapè, tornò a risuonare l'organo, l'unico di tutto il vicariato, secondo la grande sensibilità musicale delle Agostiniane, che disponevano qui di valenti monache organiste.
Il seicento, che vide Momo disastrata dall'ultima drammatica pestilenza, fu veramente un secolo di frande vitalità per il monastero il quale richiamò presenze illustri, accogliendo fino a 38 monache professe oltre alle novizie e alle converse.
La parabola storica di questa realtà si concluse il 7 maggio 1782 con il trasferimento delle monache a Novara. Seguirono varie vicende fino al 1805 quando tutti gli immobili vennero incamerati e venduti a privati, disperdendo preziose testimonianze. Furono fortunatamente salvaguardati alcuni arredi sacri, il prezioso altare in marmo e la pala raffigurante i Santi Bartolomeo e Agostino ricollocati nella chiesa Parrocchiale, mentre la chiesa di San Bartolomeo tornò di uso pubblico solo nel 1896.
Alcune testimonianze, quali parti di affreschi, un sarcofago medievale, capitelli ornati e colonne, sono pure visibili nei cortili, grazie alla cortesia dei vari proprietari.
Data la vasta documentazione d'archivio ancora da studiare, si può ben dire che la storia di questo complesso è ancora tutta da scoprire.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005






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