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Castello di Castelletto

a cura di Giovanni Uglietti

La denominazione della frazione di Momo lascia subito intuire l'esistenza remota di un castello, che infatti è documentata prima del 1201 con la presenza di un "castellettum" sulla collinetta detta "Monteggio sopra il Terdoppio".
E così ancora oggi appare come vasto edificio a tre piani fuori terra. E' ben visibile sul lato di Oleggio, mentre, venendo da Momo, sovrasta i tetti delle vicine abitazioni e la facciata della chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, ripetutamente rimaneggiata e impreziosita anche nel novecento, con dipinti del XVI secolo anche se solo in parte visibili.
Questo insediamento umano, certamente preromano, era posto in una località importante per il controllo della viabilità al guado dei bizzosi torrente Terdoppio e Agamo (nome originato dagli antichi popoli "Agamini"), ai confini di levante del territorio dei Cattaneo da Momo.
La riconferma del castello si ha da un documento del 3 dicembre 1337 in cui si richiede la separazione fiscale di Castelletto dalla località di Momo, inserendola negli estimi della città di Novara notoriamente meno esosi. Detta richiesta tendeva a favorire la venuta di nuovi abitanti in queste terre bisognose di bonifica, essendo presenti zone incolte e baragge.
Un successivo documento del 12 marzo 1349, un atto di divisione dei beni fra i Cattaneo da Momo e quelli di Castelletto, offre una straordinaria descrizione del castello e degli altri beni interessati, fornendo di ognuno toponimi e indicazioni precise.
Grazie ad esso gli studiosi hanno potuto stabilire l'esatta collocazione dei terreni e delle colture quali prati e vigneti, dei forni, dei mulini, della chiesa e della fornace, importante realtà che consentì il diffondersi dell'uso dei mattoni, in graduale sostituzione dei ciottoli di torrente, largamente usati nelle costruzioni dei paesi delle terre della Bassa.
Il castello prese quindi forma con la torre, la recinzione del fossato, le pertinenze e le acque. Il ponte levatoio e la porta col torrione di controllo erano anche allora posti a sud del complesso, racchiudendo in esso realtà difensive, abitative e agricole tuttora visibili, anche se modificate nel corso dei secoli per adeguarle alle nuove esigenze della agricoltura e della zootecnica, qui particolarmente curata nel settecento e nell'ottocento, fino al periodo della pesante crisi agricola di fine secolo.
L'edificio originale resta ancora ben visibile nel lato sud - est del complesso, dove sono evidenti le murature a spina di pesce con tre corsi di ciottoli e uno di mattoni, finestre a sesto acuto e una parte di merlatura ghibellina a coda di rondine, come indicato nell'atto rogato nel 1349.
Pure molto evidente appare come l'assetto attuale del nucleo abitativo, con un grande cortile lungo oltre 40 metri, sia frutto di una remota unificazione di due settori distinti: quello abitativo e fortificato a sud e quello agricolo a nord, successivamente potenziato e spostato a ovest come tuttora visibile nelle lunghe maniche attigue.
Va inoltre sottolineato che gli edifici testimoniano l'evolversi della tipologia dei mattoni e del loro utilizzo uniti ai ciottoli, dal trecento ai primi decenni del novecento, quando la fornace menzionata, ripristinata nel secolo XIX dai proprietari di Castelletto, eredi dei Cattaneo, posta a nord - ovest del castello, cessò l'attività.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005






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