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Dipinto di Edmondo Poletti "Composizione Agreste"

a cura di Giovanni Uglietti

Solitamente i paesi di questa zona si identificano nelle costruzioni più appariscenti, quali campanili e castelli, una identificazione facilmente condivisa da visioni occasionali.
Il vasto dipinto presente a Momo nella sala del consiglio comunale, può anch'eso costituire un elemento identificativo del paese e della sua storia, anche se è ignorato dai critici d'arte e dagli stessi cittadini a causa della sua particolare collocazione.
Si tratta di un dipinto a tempera raffigurante una composizione agreste, che occupa la parete ovest della sala per una superficio di metri 7.5x2 quindi di 15 metri quadrati, già di per sè meritevole di attenzione. E lo è ancora più per la firma dell'autore: Poletti.
Sì, si tratta proprio di Edmondo Poletti, il grande artista le cui opere tutti i novaresi, anche i più distratti, hanno visto in quanto simboleggiano questa terra. In particolare sono significative alcune due opere quali La Mondina, scultura in bronzo, sita in piazza Garibaldi a Novara, Il Barcaiolo scultura che decora il lungolago di Arona e il bassorilievo rappresentante San Gaudenzio assunto a logo della Camera di Commercio.
Nato a Novara nel 1908 e morto a Ghemme nel 1979, Edmondo Poletti emerse ben presto come artista di vasta creatività e cultura, capace di utilizzare varie tecniche espressive che vanno dall'acquerello alla pittura a olio, dall'affresco alla tempera come nel caso di Momo, alle impegnative sculture già menzionate, ai graffiti e alla grafica.
La sua costante ricerca lo portò a viaggiare in Italia e all'estero, specialmente in Inghilterra e in Olanda, raccogliendo stimoli evolutivi per la sua arte e per il suo impegno di promotore culturale.
Infatti, per molti anni, il suo studio di via Pier Lombardo a Novara fu un vero cenacolo dove si incontravano e si confrontavano pittori e scultori, scrittori, poeti e musicisti, giornalisti e politici sempre animati da una creatività che si rivelò assai feconda.
Anche la grande tempera di Momo è frutto di questa tensione culturale e dell'amicizia di Poletti con il momese ingegnere Giuseppe Tocco, anch'egli pittore dilettante. Infatti, convergono qui due momenti storici importanti: nel 1949, Momo necessitava di un nuovo palazzo comunale che potesse sottolineare la ripresa dopo i duri anni della guerra e delle lotte fratricide, mentre dal canto suo Poletti era impegnato in una ricerca espressiva densa di sofferenza, ben sintetizzata nel suo quadro Rivelazione tragica.
La proposta per un'opera di vaste dimensioni e di sintesi storica venne quindi accolta, studiata e realizzata come ricerca espressiva della fiducia nel futuro.
L'impostazione scenica rappresenta in primo piano una radura ben distinta nei tratti e nei colori, ove sono rappresentate persone e animali in una pausa del lavoro agricolo. Più oltre, sulla vasta campagna biondeggiante di messi, si staglia, nitidissimo, lo snello campanile voluto dalla comunità solo quindici anni prima.
Si può ben dire, guardando e analizzando il dipinto, come in esso l'artista riesca, col suo colto linguaggio figurativo e cromatico, a sintetizzare la storia del territorio e della sua evoluzione sociale e produttiva.
Un tema affrontato con pacatezza e religiosità, creando una sapiente fusione di simboli evocativi sui quali riflettere.
Ecco i bianchi buoi, ispirati dal Fattori, liberi dal giogo: simboleggiano l'evoluzione agraria di queste terre e l'acquisita recente libertà politica. Anche il gruppo di contadini riuniti per la pausa ed il pasto simboleggiano la nuova realtà socio - economica delle nascenti cooperative agricole, quali strumenti di progresso.
Persino gli attrezzi agricoli e il vasellame sono testimonianze di antiche presenze umane su queste terre. Riposo e ristoro nella radura, all'ombra della quercia. L'impegnativo lavoro rappresentato dal vasto campo di cereali deve essere intrapreso utilizzando la meccanizzazione delle campagne, simboleggiata dalla falciatrice, posta quasi al centro della scena, a ridosso delle messi.
Sul fondo, colture e piantagioni verdeggianti grazie all'irrigazione, invitano ad un'agricoltura rinnovata attorno all'operoso paese.
Un'opera di sintesi, come si diceva, quasi un codice bucolico di metà novecento, nel quale il Poletti indaga, presagisce e concilia la successiva, spesso frenetica, mutazione di queste terre.
Ed è una ragione di più perchè questo dipinto venga reso noto e valorizzato.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005






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