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Il comune di Momo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle origini al '500

In epoche assai remote il territorio si è formato seguendo l'evoluzione geologica, con il susseguirsi di glaciazioni e disgeli, con le acque che mossero enormi quantità di materiali. Tutto ciò è attestato dalla presenza terminale delle colline, sia a levante sia a ponente, e da vaste aree incolte e ghiaiose, con presenze, poco più a nord, di significativi massi erratici.
L'Agogna e il Terdoppio, veri componenti strutturali che hanno modellato il territorio spostandosi impetuosamente, divennero gradualmente dei torrenti con alveo meno diramato e più stabile.
Questo lontano scenario giustifica la presenza dei primi insediamenti umani, posti appunto nei pressi dei torrenti. Le stesse strade si snodavano lungo i vecchi alvei sinuosi e sempre nuovi, tali da favorire spostamenti e nuove presenze, documentabili solo nella seconda età del Ferro (IV secolo a.C.), con piccoli nuclei sparsi di origine celtica.
In questa realtà, nei secoli successivi, si inserì gradualmente la romanizzazione con la centuriazione e il frazionamento dei terreni utilizzabili, che interessò l'area del terrazzo dell'Agogna, cioè Momo e gran parte di Alzate, lambendo aree di Castelletto e Agnellengo lasciate quindi accorpate. Si trattò di una vera riforma agraria e fiscale, che favorì l'incremento della popolazione e la denominazione dei centri stessi, con nuove aggregazioni e riposizionamenti.
Il nome di Momo pare risalire alla famiglia romana del console romano "Mummio". E così è anche per Alzate, un tempo denominata "Alzate con Linduno", di chiara origine celtico - romana, mentre la denominazione di Castelletto è più tarda, anche se l'area era già popolata, come segnala lo studioso Cattaneo.
Una considerazione a parte merita il centro di Agnellengo, a ovest dell'Agogna, contiguo a Morghengo e Barengo, durante l'epoca romana area destinata a latifondo. La terminazione in "engo", come compiutamente dimostrato dallo studioso Balosso, ne attesta l'origine germanica e quindi la presenza di quei popoli, o di un loro potere fiscale sull'area.
In questi nuovi centri di colonizzazione si diffuse la religione cristiana e si potenziarono le attività commerciali di supporto, compatibilmente con le difficoltà climatiche di quei secoli. Secoli senza tracce storiche apparenti se non la nuova presenza dei longobardi e dei galli, e l'influenza dei poli di potere di Novara e di San Giulio di Orta.
Momo di trovava proprio sulla "Settimia" poi "Francisca" che univa i due centri e che inevitabilmente diventava punto di incrocio con l'importante viabilità che si sviluppava tra la zona di Oleggio e del Ticino con il "Monteregio" e la zona di Proh - San Bernardino.
Al 7 agosto 892 risale il primo documento scritto in cui si parla di Momo. Ed è basilare perchè ne dimostra appunto l'importanza crescente, con un notaio autorizzato a rogare una permuta di terreni addirittura tra il vescovo di Novara Liuterio, presente di persona, e tale Cuniberto. In questo primo documento appare come autorevole teste Roderico di Seveusio, professante Legge Longobarda. Pure l'antico nucleo celtico di "Seveusio", posto a levante nei pressi di un vecchio ramo del Terdoppio, viene citato nel giugno 975, con l'indicazione della chiesetta di San Quirico, appartenente al prete Giseprando, anch'egli dichiaratamente longobardo, che la lascia in testamento unitamente ad altri beni in Oleggio, probabilmente nella zona dell'attuale cimitero, ove ancora vi è una chiesetta dedicata sempre a San Quirico.
Questa vasta area che va da San Quirico-Seveusio fino alla torre di San Pietro, è da tempi immemorabili conosciuta come leggendaria CITTA' MOMINA. Una leggenda che ora è diventata certezza storica per mezzo delle straordinarie e inaspettate indagini archeologiche legate ad un nuovo tratto di metanodotto, grazie al quale si può dire: "Il metano ci ha dato una mano".
Si, veramente! Tali indagini hanno evidenziato molti resti di abitazioni e ricoveri realizzati con materiali diversi, tali da far pensare a presenze di varie epoche, con attività di supporto, quali lavorazioni di tessuti e metalli, oltre a vasellame e monete di uso comune. Eccezionale e unica per la nostra zona è poi apparsa una vasta necropoli-cimitero, il cui scavo ha richiesto la realizzazione di coperture temporanee ed un lungo lavoro dei tecnici. Da indiscrezioni pervenuteci, trattasi di opera di epoca longobarda a conferma dei documenti già menzionati. Inoltre, a nord della necropoli, è stato evidenziato un manufatto in cotto romano di circa 25 metri di lunghezza e 3 di larghezza con pozzetto centrale, al termine di una muraglia in ciottoloni di oltre 60 metri di lunghezza.
Queste singolarità apparse su un'area limitata, quale quella richiesta dalla posa di un metanodotto, non possono non lasciar supporre altre opere, se si potessero estendere le ricerche.
Le diverse e complesse realtà civili e religiose del tempo, videro i centri di Momo e Alzate aderire al Comitato di Pombia, Agnellengo gravitare verso Biandrate, mentre Castelletto sembrava seguisse le sorti di Oleggio gravitando verso il Comitato di Bulgaria.
L'indipendenza delle comunità non le escludeva certo dai grandi avvenimenti del tempo. Infatti nel 1132 - 1133, per circa dei mesi, l'imperatore Lotario III fu ospitato nel castello di Momo, la cui importanza strategica aveva attirato l'interesse dei milanesi. Ciò, purtroppo, scatenò la reazione di Federico Barbarossa che nel 1154 lo espugnò e distrusse, assieme alla vicina "villa" (centro abitato).
Crebbe anche l'agricoltura e si potenziarono i mulini migliorando la presa d'acqua della roggia Molinara, che alimentava estese praterie, con grande beneficio per gli abitanti, nonostante la presenza della carestia.
A questo proposito, il recente e fondamentale studio elaborato dalla italo-americana Cristina Arrigoni Martelli, su documenti del 1207, 1234 e 1235, dimostra che la roggia scavata da oltre un secolo per azionale le macine del mulino dei Signori "da Momo" creò forti dissidi con la comunità dei contadini, i quali, da sempre, utilizzavano i terreni vicini al mulino (detti "della Corbelletta"), come pascolo comune. I "da Momo" , invece, valutando la possibilità che davano i prati irrigui per la zootecnia, usurparono, anche con le armi, i diritti secolari di pascolo dei contadini e crearono la prima impresa zootecnica razionale con la produzione di preziosi formaggi.
Tanto fervore di crescita venne però fermato dalle note pestilenze del 1339 e 1347 e dal conflitto tra i Visconti e il Marchese del Monferrato, il quale, nel 1357 e 1358, coinvolse duramente questi paesi, occupati dalle compagnie di ventura. Al 1360 risale un fatto storico che ancora oggi identifica i momesi con l'appellativo di "Balarit da Mum" (ballerini di Momo), il cui significato non è riferito ad abilità nella danza ma al repentino tradimento di Ardizzone Cattaneo da Momo.
Il quattrocento, nonostante le nuove presenze di soldataglie, di carestie e di pesanti tasse, restò un secolo importante per Momo, confermato dal crescente numero di abitanti che nel 1450 arrivò complessivamente a circa 1050, con oltre 200 persone ad Agnellengo.
A pochi anni dalla costituzione del feudo sforzesco di Momo, comprendente anche i paesi vicini, il centro di Momo dal 1466 venne assegnato ai Da Casate i quali, nel 1467, nominarono per Momo il loro podestà, mentre Alzate e Linduno restarono con Caltignaga.
Dopo anni di attesa dei momesi, Bona di Savoia, moglie di Galeazzo Maria Sforza e Signora di Novara, "la quale non è costumata a volere che li poveri homini paghino per i ricchi", accolse la supplica del 1474 e soppresse la "tassa dell'inquinto", cioè del supplemento del 20% sui dazi. Le suppliche inoltrate tramite il podestà non elusero certo gli eventi storici, veramente difficili per tutto il XVI secolo, tanto da far scrivere al cronista Antonio Giumello: "non si ritrovano più bovi nè vache; le terre inculte, le castella et ville distructe, la carestia grandissima de ogni cossa".
I diritti feudali passarono poi, nel 1534, ai Visconti di Fontaneto per pochi decenni; dal 1 gennaio 1565 l'assemblea dei capifamiglia, che si riuniva abitualmente nella chiesa di San Martino, istituì il Consiglio della Comunità per una migliore gestione del bene pubblico. Il 17 gennaio 1580 furono riconosciuti ai Pernati i diritti feudali acquistati nel 1575, che diedero vita ad una avveduta e duratura espansione del centro sul territorio.


L'età barocca: il '600 e il '700

Il secolo XVII segnò tragicamente le comunità, e particolarmente il capoluogo Momo, con il flagello della carestia e della peste. Il Maggiotti, nel suo libro, riferisce che: "dallo stato delle anime fatto dal sacerdote Giuseppe Rozzati parroco di Momo dal 1587 al 1637 risulta che nel 1629 gli abitanti di Momo erano 721; che alla fine del 1631 non rimasero che la metà circa; che gli appestati, solo confessati, morivano e venivano sepolti in campagna avanti le loro capanne; che la mortalità era maggiore in autunno e in primavera, e che i decessi erano continuamente di tre o quattro al giorno. Alcune famiglie perirono totalmente".
Ciò lascia facilmente immaginare quali siano state le conseguenze della tragedia, non solo umane, ma anche per l'agricoltura che vide campi e bestiame abbandonati con un impoverimento generale.
Tuttavia questo secolo fu costellato anche di avvenimenti positivi e vide emergere importanti personalità locali e il realizzarsi di imponenti edifici pubblici e privati.
Tra le personalità eminenti di questo periodo spiccano Giovan Battista Cavagna e Gerolamo Pescatori, grande benefattore della comunità di Momo. Egli, infatti, con testamento datato 19 febbraio 1608, dispose, con innovativa sensibilità, un cospiquo lascito per istituire una scuola popolare gratuita, per secoli collocata nella sua casa posta a ridosso del muraglione del castello, ora sede della biblioteca a lui intitolata.
Anche il Cavagna, nacque a Momo nel 1555, figlio di "Mastro Bodino Cavagna, gestore dell'ospizio con alloggio" posto nei pressi della chiesa di San Pietro; nello stesso luogo morì nell'agosto 1619. Giovane molto dotato e intraprendente, nel 1588 si trasferì a Roma, alla corte dei conti Mattei, ove ebbe incarichi di prestigio.
Qui conobbe San Filippo Neri (1515 - 1595), fondatore degli oratori per la formazione di sacerdoti e laici e cofondatore della "Confraternita della Santissima Trinità"; ciò faceva ricordare al Cavagna la chiesetta di Momo, ove più tardi avrebbe voluto ritirarsi come eremita.
Conobbe pure, fra gli altri novaresi, i sacerdoti Giovan Battista Cattaneo e Flaminio Casella di Cavaglio d'Agogna e assieme a quest'ultimo maturò il progetto per la ricerca e il trasferimento delle reliquie dei Santi da Roma nei vari paesi del Novarese.
A questa attività dovette la sua popolarità nella zona. Grazie anche all'amicizia col pittore Giovanni Angelo Santini detto il Toccafondo, iniziò una intensa campagna di recupero presso le catacombe di San Callisto, San Lorenzo e San Sebastiano.
Dette ricerche consentirono un primo consistente arrivo di reliquie a Novara il 26 luglio 1600 e negli anni successivi, dove giunsero oltre 250 pezzi e 33 "Corpi Santi". Il Cavagna, il quale aveva maturato una profonda religiosità condivisa dalla moglie, Ortensia De Testis (legata alla Congregazione delle Orsoline), fu impiegato anche in Terrasanta, dove il 20 marzo 1612 fu insignito dell'onorificienza di "Cavaliere dell'Ordine Militare del Santo Sepolcro di Gerusalemme", e presso l'ospedale di San Giovanni Battista a Roma.
Rientrò definitivamente a Momo nel giugno 1614, accolto come cittadino benemerito, dedicando gli ultimi anni della sua vita alla distribuzione delle reliquie ancora custodite presso la cattedrale di Novara, tra le quali i "Corpi Santi" di San Zeno e Santa tecla assegnati a Momo con rogito del notaio Moroni in data 15 novembre 1615.
Il seicento fu anche un secolo di importanti cambiamenti per l'agricoltura. Ciò richiese però notevoli investimenti e capacità imprenditoriali che furono presenti ad Agnellengo con i Cid, alti funzionari dell'esercito spagnolo e i Tornielli, avvocati fiscali dello Stato di Milano che costruirono, secondo le più moderne tecnologie, la cascina Fiscala sita fra Momo, Castelletto ed Alzate. In pochi anni questi nuovi proprietari crearono una notevole rete idrica che consentì la coltivazione di vasti prati e redditizi allevamenti di bestiame, costruendo anche nuovi mulini. I Cid, addirittura, riuscirono a convogliare le acque facendole arrivare fino alla cascina Picchetta in territorio di Cameri, altra loro proprietà e attuale sede del Parco Naturale della Valle del Ticino.v Il settecento evidenziò invece l'incidenza economica negativa delle variazioni delle monete correnti e del prezzo dei cereali; la mortalità infantile era molto elevata e interessò il 40% dei nati fino a 1 anno, e il 58% dei nati fino al decimo anno. Pure molto elevata era la mortalità causata da epidemie locali, come nel 1716, con un tasso del 12,5%.
La situazione migliorò solo alla fine del secolo con la diffusione del pensiero illuministico.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005

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